I kabbalisti dicono che il primo giorno di Sukkot è il giorno di Abramo. Si dice che Abramo fosse a un punto in cui si trovano molti di noi – ancora entro i confini della consapevolezza fisica limitata, dove diventiamo timorosi delle cose di questo mondo, vedendole come problemi o come oscurità. Sfortunatamente, il vederle in questo modo è proprio ciò che le rende tali. Si dice dunque che il Creatore “tirò fuori Abramo”, nel senso che lo portò fuori da quella consapevolezza di oscurità che percepiva. Questo stesso dono, quindi, è a nostra disposizione durante Sukkot.
C’è una storia abbastanza divertente, ma che dimostra magnificamente questo potente concetto:
"Anche se vedi l’oscurità, non è necessario caderci dentro. Non deve esistere per te."
Qualche centinaio di anni fa c'era un taglialegna che viveva nelle foreste dell'Ucraina. Un giorno, mentre stava tagliando la legna, trovò un bellissimo diamante. Non sapeva nulla di diamanti, ma gli sembrava che valesse qualcosa. Quindi andò in città e lo mostrò al rivenditore locale, che disse: "Non ho idea di quanto valga. Questo va ben oltre il mio livello di conoscenza, ma deve valere un bel po' di soldi. Devi andare a Mosca dove ci sono degli esperti che saranno in grado di valutarlo.”
Il taglialegna era molto emozionato. Era stato povero per tutta la vita e alla fine aveva trovato qualcosa di più costoso di quanto chiunque nel suo intero villaggio avesse mai visto. Lui però non aveva ancora un soldo in tasca e doveva andare a Mosca. Non poteva pagare, ma mostrò la pietra al cocchiere. Il cocchiere capì che valeva un bel po' di soldi e gli disse: "Ti porterò gratis. So che mi pagherai al tuo ritorno.”
Arrivarono a Mosca e il taglialegna andò dal grande commerciante di diamanti che guardò la pietra e disse: "Non ho mai visto niente del genere. La verità è che deve valere un sacco di soldi, ma non conosco nessuno qui a Mosca che possa veramente valutare quanto. Devi andare a Londra, dove ci sono i più grandi commercianti di diamanti, e loro saranno in grado di valutarne il valore.”
Per andare da Mosca a Londra il taglialegna doveva prendere una barca, ma non aveva ancora i soldi per pagarla. Quindi andò dal capitano della nave e gli mostrò il diamante. Il capitano, guardandolo, capì che doveva valere un sacco di soldi e disse: "Mi fido di te. Con i soldi che guadagnerai da questo diamante, sarai sicuramente in grado di ripagarmi.”
Ogni giorno sulla barca questo semplice taglialegna guardava il diamante e sapeva che avrebbe cambiato completamente la sua vita, che tutto ciò che aveva sempre sperato sarebbe accaduto. E ogni giorno, mentre faceva colazione, metteva il diamante sul tavolo, solo per guardarlo e semplicemente goderselo; godersi tutte le cose che avrebbe potuto fare per sé stesso, per la sua famiglia e per il mondo. Il secondo o terzo giorno lo mise sul tavolo e per qualche motivo lo dimenticò dopo aver finito di fare colazione. Il cameriere entrò nella sua stanza per pulire, prese la tovaglia su cui c'era il diamante e la scrollò fuori dalla finestra.
Il taglialegna si accorse di aver dimenticato di prendere il suo diamante dopo colazione e vide che il cameriere lo aveva gettato in acqua. Pensò che fosse tutto finito: non solo aveva perso ciò che aveva, ma tutti i suoi sogni non si sarebbero mai avverati. Ma poi si ricordò che durante un giorno di Sukkot, quando andò alla sukkah, i kabbalisti del suo villaggio gli diedero questa lezione: il dono di Sukkot è che anche se vedi l'oscurità, non è necessario caderci dentro. Non deve per forza esistere per te.”
Ricordando questa lezione, non agì secondo il suo primo istinto, che era quello di dire a tutti di tuffarsi in acqua e aiutarlo a trovare il suo diamante. Pochi minuti dopo, quando il capitano della nave entrò nella sua stanza, il suo primo istinto fu quello di raccontargli di questa terribile oscurità che esisteva per lui adesso. Tuttavia, il taglialegna si fermò di nuovo, dicendo a sé stesso: "No, non ci cadrò dentro.”
E allora il capitano raccontò all'uomo un segreto che non si era mai sentito a suo agio nel condividere con nessuno prima di allora. "Prima di diventare capitano di una nave", ha detto, "ero un pirata. Rubavo alla gente. E per tutti gli anni seguenti ho avuto paura che se avessi provato a vendere ciò che avevo rubato, sarei stato scoperto. Ma posso fidarmi di te, visto che tra poco avrai così tanti soldi, per custodire tutti i miei incredibili tesori. Qualche giorno dopo che avrai preso i soldi del tuo diamante, verrò a recuperare i miei tesori e, insieme, troveremo un modo per venderli”. Il capitano se ne andò e l'uomo disse tra sé: "Ok, questi non sono i miei soldi, ma almeno potrò tenerli, così riuscirò sopravvivere un giorno o due a Londra. Poi vedremo.”
Il taglialegna andò in un albergo a Londra, che, ancora una volta, non poteva pagare. Ma mostrò i tesori che aveva con sé e loro capirono che sarebbe stato in grado di ripagarli una volta che fossero stati venduti. Passò una settimana, ma il capitano non arrivò. Alla fine, uno dei marinai della nave andò dal taglialegna e gli disse che il loro capitano era morto. Il taglialegna capì che nessuno avrebbe reclamato i tesori, e tutto ciò che una volta era appartenuto al capitano era adesso suo.
"La Luce del Creatore ci dà la forza per uscire dall'oscurità."
Quando i kabbalisti raccontano questa storia spiegano che il diamante e tutto il denaro che valeva non erano mai stati in realtà del taglialegna. Perché? Perché lo scopo unico del diamante era di portarlo su quella barca nel luogo in cui potesse trovare ciò che era veramente suo ed era destinato ad arrivargli: i tesori del capitano. L’unico modo in cui avrebbe potuto ricevere quelle benedizioni, tuttavia, era che, nel momento in cui avesse perso ciò che non era suo, non fosse caduto in quel problema o in quell’oscurità. Se invece fosse successo e avesse detto al capitano che aveva perso tutto, il capitano non si sarebbe fidato di lui e non gli avrebbe dato i suoi tesori; di conseguenza, il taglialegna non avrebbe mai ricevuto ciò che era veramente suo.
Da questo impariamo due potenti lezioni. La prima è che spesso pensiamo che qualcosa sia la nostra benedizione, ma in realtà non possiamo saperlo; potrebbe esserlo, ma potrebbe anche non esserlo. Magari la nostra benedizione è quella successiva, o magari ciò che pensiamo sia la nostra benedizione esiste solo allo scopo di portarci alla nostra vera benedizione. E la seconda lezione è che se cadiamo nella consapevolezza dei problemi e dell’oscurità, creiamo quel problema e quell’oscurità, precludendoci tutte le benedizioni che sono destinate ad arrivarci.
Ciò che impariamo da questa storia, e che vogliamo ricevere durante Sukkot, è il lasciarci alle spalle quell'oscurità. Durante tutto l’anno, quando viviamo un momento che assomiglia a una piccola o grande oscurità, dobbiamo ricordare questa storia, e ricordare Abramo e ciò che la Luce del Creatore ha fatto per lui e per noi a Sukkot: darci la forza di uscire dalla consapevolezza dell’oscurità, dalla consapevolezza di un problema. Perché se non viviamo nella consapevolezza dell'oscurità, essa non potrà esistere per noi.